La doccia a bordo: gioie e dolori

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OLYMPUS DIGITAL CAMERALa caratteristica peculiare è la
robustezza. Una realtà, non
più un desiderio. Ma nel tempo può
capitare che il costo sia salato!

di Franco Liboa

Potersi fare una bella doccia a bordo, in qualsiasi luogo e momento, sarebbe una gran comodità e un vero piacere.
L’esigenza è avvertita da molti e si acuisce specie quando ci troviamo fuori da strutture attrezzate, quando fa caldo e magari siamo in viaggio non solo per vacanza. I costruttori di veicoli ricreazionali hanno recepito quest’esigenza, tanto che già da anni la stragrande maggioranza dei nostri mezzi dispone di un vero e proprio box doccia inglobato nel vano toilette, o, più di recente, del tutto separato, di fronte, o decentrato in un altro punto.
Quindi diciamo che la necessità è risolta, con esito in genere soddisfacente, anteponendo comunque un certo numero di “se”, riserve da sciogliere con preventive verifiche.

ECCO LE PRINCIPALI
1) Dimensioni interne sufficienti per muoversi senza urtare da nessuna parte e facilità di accesso anche a persone di buona “stazza”; da provare in loco prima di acquistare il veicolo.
2) Robustezza del piatto doccia, che non deve dare segni di flessione sotto ai piedi, quindi una certa garanzia di appoggio uniforme e totale sul pavimento, presupposto di durata nel tempo.
3) Centralità del foro di scarico e buon diametro dello stesso, preferibile per favorire il deflusso dell’acqua, specie se non siamo perfettamente in piano.
4) Adeguati rivestimenti perimetrali a tutta altezza, assolutamente impermeabili e resistenti, con separazione del box tramite tenda o porta pieghevole, in materiali plastici.
5) Nessuna possibilità di interferenza con oggetti estranei, spesso non compatibili con acqua ed umidità.
6) Razionalità ed ergonomia dei componenti interni, con rubinetto monocomando miscelatore e tubo flessibile lungo almeno un paio di metri, specie se c’è una finestra vicina. Così potremmo portare il getto fuori, per un eventuale utilizzo esterno.
7) Una o due mensoline per appoggiare saponetta, shampoo e bagno schiuma. Questo supporto è preferibile sia ricavato per stampaggio nella parete e non applicato poi con viti o altro, proprio ad evitare qualsiasi genere di fori, punti deboli e fonti di possibili successive rotture negli anni.
8) Un valido sistema di ventilazione: oblò e/o aeratore con aspiratore a soffitto, necessari per favorire lo smaltimento di umidità e vapore acqueo, specie in inverno.
9) Un’illuminazione diffusa e a basso assorbimento.
10) Buona qualità (almeno all’apparenza) dei materiali impiegati; garanzia di una certa durata. Rispettati questi presupposti ci si augura che il nostro box doccia possa regalarci tanti momenti di piacevole relax, durevoli nel tempo. Purtroppo la situazione non sempre è così rosea, o meglio può non rimanere tale, perché gli inconvenienti in questo vano si manifestano molto più spesso di quanto non si pensi e le soluzioni in genere comportano perdite di tempo, ma soprattutto spese di non poco conto.

I PROBLEMI PIU’ FREQUENTI
In genere sono rotture: fessurazioni, spaccature, cedimenti, con conseguenti perdite di tenuta, a cui seguono danni per infiltrazioni d’acqua, che possono capitare in vari punti.
1) Sul piatto doccia: circolarmente attorno al foro di scarico, sul piano stesso, lungo i bordi, in corrispondenza di angoli, stondature, possibili scalini.
2) Sul rivestimento delle pareti: lungo la superficie, in particolare nelle curve e/o negli angoli, in corrispondenza di giunzioni, innesti dei rubinetti, degli attacchi per appendere la doccia “ a telefono”. In punti dove ci sono state successive applicazioni di oggetti vari.
3) Nell’impianto idrico: soprattutto negli innesti tra tubi e rubinetterie, sulle tubazioni stesse per fessurazioni di varia origine; prime tra tutte quelle dovute al gelo se l’impianto rimane in pressione quando non si utilizza il mezzo in inverno.
NOTA: sono particolarmente pericolose le perdite in zone non visibili, come dietro i rivestimenti, o in corrispondenza dei fori di scarico, o lungo le tubazioni di scarico. In genere non si scoprono subito, ma quando si manifestano ormai i danni sono notevoli.

DI CHI LE COLPE?
Perché si è rotto un pezzo? Salvo non ci siano segni evidenti di colpi, dovuti ad urti accidentali con oggetti pesanti e/o appuntiti, non sempre è facile scoprire la causa.
Di conseguenza passiamo in rassegna tutte le possibilità, al fine di evitare in futuro errori analoghi e per suggerire comportamenti più corretti, spesso frutto appunto di esperienze “dolorose” per la tasca.
Vediamo le ipotesi.
Difetti di costruzione
Senza conoscere con esattezza gli specifici prodotti impiegati singolarmente, né le relative caratteristiche, consentiteci di parlare in genere di “materie plastiche”, che vengono lavorate per stampaggio, ottenendo le forme richieste, in “fogli” molto sottili, non sempre di spessore costante specie negli angoli e nelle curve, quindi di non elevata resistenza omogenea.
Le fabbriche che producono questi ed altri componenti lavorano su ordinazione delle aziende costruttrici dei veicoli. Di conseguenza esiste poi un trasporto ed un successivo stoccaggio del prodotto, che in queste due fasi può subire uno trattamento non ideale.
La messa in opera in genere non dovrebbe presentare particolari difficoltà, anche perché in questa fase di costruzione si lavora comodamente non essendo ancora montate le pareti esterne né i divisori interni.
Il piatto doccia deve adagiarsi comodamente sul pavimento, combaciandovi in toto e senza pressioni perimetrali. Perciò non ci dovrebbero essere forzature sui pezzi, anche se qualche urto accidentale è sempre possibile. Attenzione al montaggio dei rivestimenti laterali, delle rubinetterie e relative tubazioni, compreso quelle di scarico, evitando di sottoporre il bocchettone di uscita dal piatto doccia ad anomale torsioni. Inoltre non dimentichiamo che l’alternarsi del caldo e del freddo creano dilatazioni e contrazioni termiche, che potrebbero sommarsi a precedenti tensioni, da evitare sempre, poiché cause di spaccature.

L’utente e l’impiego del mezzo influiscono in modo determinante sull’efficienza e la conservazione di questo vano importante. In primo luogo non si deve considerare il box doccia come un deposito, una sorta di bagagliaio, né quando il veicolo è in sosta, magari in rimessaggio, né a maggior ragione in viaggio.
È vero lo spazio è tanto ed invita a riporvi un mare di carabattole, magari leggere considerandole singolarmente, ma sommando i pesi si esce dal seminato.
E’ un errore comune, che ho commesso anch’io riponendovi in viaggio le sedie da campeggio.
Sono in alluminio, leggerissime e 5 ci stanno. Ma per tenerle ferme e bene incastrate si comincia ad aggiungere altre mercanzie e senza avvedersene si creano pressioni nocive e localizzate in punti specifici. Infine, ma non ultimo, i sobbalzi delle strade fanno il resto.
Nel frattempo il tempo passa inesorabilmente e l’alternanza del caldo e del freddo, l’azione della luce e dei raggi ultravioletti, tendono a cristallizzare i materiali rendendoli più fragili e delicati.
Poi ci stupiamo scoprendo all’improvviso una o più crepe nel piatto doccia, in un angolo, o in un altro punto. Oppure nel rivestimento perimetrale del vano. Purtroppo è così! Parlo per esperienza diretta.
Comunque occorre anche fare molta attenzione ai detergenti ed ai prodotti chimici che si impiegano per le pulizie, evitando quelli aggressivi ed abrasivi. E niente solventi di qualsiasi genere.

PRIMA DI MUOVERE
Nel nostro interesse è necessario adottare sempre le dovute precauzioni. L’ideale sarebbe avere il box totalmente vuoto, ma spesso rimangono oggetti, che devono essere posti sul pavimento, ben sistemati e senza possibilità di spostamenti, né di rovesciarsi (specie se contengono liquidi).
Togliere tutte le cose alloggiate sulle mensoline (anche se queste sono dotate di battutine di tenuta e gli oggetti paiono ben incastrati), perché i sobbalzi improvvisi quanto inattesi, a volte sono violenti e possono provocare crolli. Conviene pure rimuovere dal suo alloggiamento l’impugnatura della doccia, deponendola sul pavimento, meglio ancora se in un piccolo contenitore (un secchiello ed esempio).
Inoltre se il vano è munito di porta, fissiamola adeguatamente senza lasciarle la minima libertà di movimento, che causa urti e conseguenti danni. Infine blocchiamo, magari con una cinghietta o un robusto elastico, la levetta che manovra il rubinetto, in posizione chiusa, ovviamente.
Ed in viaggio disinseriamo l’alimentazione elettrica alla pompa dell’acqua.
Meglio abbondare che…. Non si sa mai! Comunque durante le piccole soste diamo sempre un occhiata per accertarci che tutto sia a posto; conviene. Nel prossimo numero ci occuperemo degli interventi necessari per riparare i danni più ricorrenti. Buon viaggio!

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