Periplo del Salento

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OtrantoPuglia poco conosciuta (seconda parte).
II barocco pugliese, gli antichi castelli,
sempre in vista di uno dei più bei mari d’Italia.

di Andrea Fioretti

Lecce, non fermatevi allo stereotipo del barocco ma passeggiate lentamente tra le sue piazze e strade, per assorbirne l’atmosfera tutta particolare.
La Basilica S. Croce, la sua facciata e l’interno sono di una bellezza da togliere il fiato.
San Cataldo, è la spiaggia dei leccesi, nella parte sud della rada resti del porto di Adriano. Verso sud, con una breve sosta a Roca Vecchia con i ruderi del castello sulla scogliera, per giungere ad Otranto, città murata; da non perdere il Castello Aragonese, la chiesa di S. Pietro ed il pavimento musivo della Cattedrale.
Santa Cesàrea Terme molto frequentata fin dall’antichità per le acque salso-iodiche solfuree può essere anche occasione per fruire del mare.
Poco prima di Castro ci attende la più interessante caverna marina della regione, la Grotta Zinzulusa, con ritrovamenti risalenti al neolitico; il corridoio delle meraviglie, il duomo delle meraviglie, nomi che non necessitano di ulteriori presentazioni.

A Marina di Leuca, punto di approdo di S. Pietro in Italia, il mare Adriatico e lo Ionio si incontrano sotto la sperone di roccia ove è il Santuario di S. Maria di Leuca, del XVIII secolo; da qui, ogni 15 agosto, parte una suggestiva processione a mare.
Una gita in barca ci porterà a visitare alcune delle grotte marine che si aprono sulla baia, con strani nomi che si perdono nei tempi, Cassafra, Grande di Ciolo, Porcinara, raggiungibile anche da terra, con inciso sulle pareti il ricordo dei culti che vi si sono succeduti, dal messàpico, al greco, al latino ai paleocristiani.
Una digressione nell’interno ci porta a Patù, per vedere il Centopietre, singolare costruzione megalitica di blocchi squadrati connessi a secco, risalente al IX secolo ma utilizzante materiali di epoca messàpica.
Risaliamo la costa ionica incontrando successivamente tanti posti balneabili, una successione di torri di avvistamento contro le incursioni dei pirati saraceni, fino ad arrivare, magari con qualche sosta intermedia a Gallipoli.
Vale la pena una lunga passeggiata nella città vecchia, caratterizzata da case imbiancate a calce con copertura a terrazza che vi daranno la sensazione di essere trasportati in un paese mediorientale.

Seguite i cartelli o fatevelo indicare ma non perdete la visita al frantoio sotterraneo, forse l’ultimo rimasto dei tanti che garantivano la produzione dell’olio lampante; qui coppie di muli o di asini trascorrevano l’esistenza senza mai rivedere la luce del sole. Una passeggiata sulla Riviera, la parte superiore delle mura che cingono la città verso mare, ci permetterà di alternare la vista di panorami marini a quella di chiese e palazzi che vi si affacciano anche se spesso non tenuti o manutenuti come il loro pregio architettonico pretenderebbe. Sotto gli archi del Ponte Civico, immancabile una sosta al Mercato del Pesce.
Galatone ci offre il Santuario del Crocefisso con un interno particolarmente fastoso, mentre Galatina, ultima tappa del nostro itinerario, ci riserva la più bella chiesa francescana di Puglia, S. Caterina di Alessandria.

Notizie pratiche

Itinerario:

Lecce-S. Cataldo: SS 543; Km 12. S. Cataldo-Roca Vecchia: SS 611; Km 17. Roca Vecchia-Otranto: sempre sulla SS 611; Km 19. Otranto-Santa Cesàrea Terme: SS 173; Km 17. Santa Cesàrea Terme-Castro: SS 173; Km 7. Castro-Marina di Leuca: ancora SS 173; Km 26. Marina di Leuca-Patù: SS 173 fino a Torre S. Gregorio quindi bivio a destra, indicazioni; Km 8. Patù-Gallipoli: tornati a Torre S. Gregorio, a destra sulla SS 173; Km 48. Gallipoli-Galatina: SS 101 fino a Galatone, poi indicazioni; Km 19. Km totali circa 175.

Anche il palato vuole la sua parte (ed anche questo è cultura). Sulla tavola Salentina dominano
le verdure, pasta e ceci, puré di fave con ortaggi, melanzanata di Lecce (melanzane infarinate, passate nell’uovo e fritte dopo di che disposte a strati con pecorino, cipolla, basilico e pomodoro, passati al forno),
i ripieni delle focacce nelle quali compaiono le olive nere e le acciughe. Piatti unici come il cappello di
gendarme, sfoglia a forma di feluca ripiena di verdure, scaloppe di vitello, uova e formaggi; primi come
i vermicelli ai granchi  all’uso di Gallipoli, i ciceri e tria tagliatelle di grano duro all’olio e cipolla; carni di
capretto e di agnello, latticini e per dolce le pittedre, i croccanti,e la quasi dimenticata cotognata.
Il tutto accompagnato da vini come l’Alezio, il Leverano, il Salice Salentino, lo Squinzano.

Indirizzi ghiotti: Bar della Cotognata Leccese a Lecce Via Marconi 51. Per ricordare sapori di quando eravamo bambini o scoprire il gusto della vera cotognata soda. Consorzio Serre degli Ulivi a Lecce
Via 95° Reggimento Fanteria 157. Riunisce nove aziende con oltre 700 ettari di oliveto nella zona di
Otranto. L’olio viene commercializzato con il nome di Nachiro, spremuto a freddo entro sei ore dalla
raccolta da olive leccino, ogliarola leccese e cellina di Nardò. Il Fornaio a Gallipoli Corso Roma, 7.
Sforna ogni giorno la puccia, pane impastato con pezzi di olive nereo, nella versione dolce
con uva passa. Assaggiate anche i dolcetti Divino Amore. Masseria Vico a Nardò Villaggio Resta.
Da agricoltura biologica olive, ortaggi e cereali e dall’allevamento degli ovini ricotte e formaggi.
Nonna Lisetta a Carmiano Via Veglie, 84. Prima di partire da Lecce, o al ritorno, questo indirizzo
merita una deviazione. Le frise di grano che qui vengono sfornate hanno ricevuto premi internazionali.

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