Enea: un uomo alla ricerca di una terra chiamata Italia

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MinervaDal primo capitolo dell’Eneide di Virgilio “armi canto e l’uomo che primo dai lidi di troia venne in Italia fuggiasco per fato e alle spiagge Lavinie, e molto in terra e sul mare fu preda di forze divine per l’ira ostinata della crudele Giunone, molto sofferse anche in guerra finch’ebbe fondato la sua città, portato nel Lazio i suoi Dei, donde il sangue Latino e i padri Albani e le mura dell’Alta Roma”

di Luca Mercatucci

Virgilio già da queste prime righe va a segno con tutta la sua capacità di espressione, quasi fossero il riassunto di tutto ciò che accadde così in un momento, pur rispettando nomi e località così pesanti da essere decisivi per la storia del Mediterraneo. Percorriamo insieme ad Enea un po’ di quel viaggio nel mito e nella storia. La nostra storia inizia con la città di Troia in fiamme ormai caduta in mano Greca senza che ci sia stato nulla da fare ed ecco il primo segnale del Fato che annuncia un altro destino per noi ed il nostro Eroe: “fonderai una nuova città sulle spiagge del Tirreno in Italia”. Con tutta la forza della disperazione, ma con la caratteristica di un capo, Enea (il presente), con un pugno di uomini a lui fedeli fino alla morte, porta con se il Padre Anchise (il passato) ed il figlio Ascanio Julio (il futuro che sarà legato perfino alla nascita della stessa Roma). Vani sono i tentativi di portare con se anche la moglie Creusa perché il Fato gli annuncia un matrimonio proprio nella nuova terra. Insomma è chiaro che a questo punto il consiglio più adeguato sia quello di riappropriarci dell’Eneide come la nostra più antica radice e memoria storica, fatta di ingredienti talmente sacri e eccezionali da essere collocati nel passato come parte integrante della nostra storia e non come studenti in un aula di lettura. Torniamo al nostro viaggio quindi, all’approdo sulle coste del Lazio, in una località dove verrà fondata la Città che diverrà Santa ai Latini, terra di numerosi santuari fra i quali ce ne è uno fra i più famosi dell’antichità dedicato a Minerva. Con l’approdo ci sono due momenti fondamentali: il primo, Enea toccata terra con il suo seguito offre in sacrificio una scrofa in un punto che diverrà il sito del Santuario “Locus Sol indiges” (nome che viene dato forse ad un capostipite, luogo sacro al sole); il secondo è che la scrofa fugge da Enea, che la insegue per circa 24 stadi, circa 4.400 metri, fin su una collinetta quando viene scoperta in pieno parto dare alla luce 30 porcellini.


Lavinium stampaL’evento eccezionale per Enea
è il segno che aspettava del luogo per la fondazione della città. Tra l’altro la distanza di 4.400 metri è più o meno la distanza odierna, calcolata dal mare di Torvaianica, fino ad arrivare ai resti della antica Lavinium, oggi Pratica di Mare. È la data della guerra di Troia, identificata grazie agli scavi stratigrafici, che hanno riportato alla luce numerosi strati di vita fino a quello che l’archeologia ha spiegato come rogo finale della città di Troia, che utilizziamo per fissare l’arrivo intorno al XII secolo a.C., data che in Italia si identifica come età del bronzo, recente momento in cui nella nostra terra gli agglomerati delle comunità sono distribuiti in villaggi di capanne e non ancora “ città”. Sono dello stesso periodo i ritrovamenti archeologico-subacquei di relitti come quello di Hulu Burun che viaggiavano sul Mediterraneo con mercanzie, tali da essere paragonate ai corredi funerari destinati a Principi e Re, per non parlare di navigatori come i micenei per capire che grado di conoscenza culturale – tecnica – geografica questi uomini possedessero già in questo periodo. Enea è uno di loro ed è chiaro che la sua venuta in Italia nel Territorio che noi identifichiamo come Laurentes patria del Re Latino abbia lasciato un segnale forte come quello che siamo abituati ormai a vedere a Lavinium con tutti i resti archeologici di fama internazionale. I due disegni qui riportati servono appunto per leggere la storia scritta e ciò che rimane dell’Antica Lavinium: L’approdo di Enea (a sinistra); Statua di Minerva (in alto). L’approdo, scelto per la presenza di dune costiere e lagune in modo da offrire anche un porto naturale, era inserito in un ambiente ricco di vegetazione che con la presenza di numerose sorgenti d’acqua rendeva tutto il territorio ottimale per ogni comunità stanziale con una predilezione per la caccia a uccelli e cinghiali. Oggi la bonifica dell’area paludosa ha notevolmente trasformato la reale presentazione di queste terre ma grazie a varie ricostruzioni scientifiche, con l’ausilio della fotografia aerea, è stato possibile studiare l’area interessata dallo sviluppo ambientale dalla fondazione di Lavinium fino al periodo medievale.

Una gita alla città di Enea può benissimo partire dal centro del borgo di Pratica di Mare, residenza oggi della famiglia Borghese. Entrare nell’area protetta per scoprire gli scavi archeologici diretti dalla Prof. Maria Fenelli dell’Università di Roma, cattedra di Topografia, invece è più difficile perché occorrono autorizzazioni per l’accesso. Gli scavi degli anni 1960-’77-’79-’82 del Santuario dedicato a Minerva (situato fuori dalla città) hanno riportato alla luce una quantità enorme di reperti: oltre cento statue a grandezza naturale realizzate con stampi in terracotta databili intorno al V sec., fino alla metà del III a.C., che tra l’altro furono esposte nella Mostra Enea nel Lazio a Roma “ormai Troppo tempo fa”. La statua della Minerva alta poco più di due metri non è certo una figura docile, è una divinità guerriera e gli elementi che la compongono non recano dubbi ma è allo stesso tempo protettrice delle nascite e del matrimonio visto che nel deposito votivo sono state ritrovate statuine di madri che allattano, riproduzioni di bambini in fascie ed altre statue, la maggior parte figure offerenti melograne, colombe o giochi come la palla, segni indelebili di una fanciullezza che lascia il posto all’età adulta. Questa pillola dell’antica Lavinium dedicata ad un uomo ENEA, a cui il destino non sempre è stato benevolo, forse anche per questo gli siamo affezionati, non è che una “cura” di cui non potremo mai fare a meno: “vivere giorni nuovi con la conoscenza del nostro passato”, e forse il popolo dei Camperisti (così mi piace pensarlo) è per me una nuova stirpe di uomini che hanno modo di concentrare vari aspetti socio-culturali fuori dagli schemi urbani, che spesso di “effetto socializzante” non hanno più nulla! › Bibliografia essenziale F. Castagnoli, Lavinium I topografia generale, fonti e storia delle ricerche, Roma 1972 F. Castagnoli e altri, Lavinium II, Le XIII Are, Roma 1975 Enea nel Lazio, Archeologia e mito, catalogo della Mostra, Roma 1981 M. Fenelli, Lavinium in Archeologia Laziale V, 1984, pagg. 325-340.

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